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Come l’Internet of Things sta cambiando l’industria automotive

Internet of Things: ecco una definizione che sentiremo sempre più spesso nei prossimi anni. L’Internet of Things, in italiano “internet delle cose” o “internet degli oggetti”, è l’insieme di tecnologie che permettono a qualsiasi oggetto di avere le funzionalità tipiche dei dispositivi nati per utilizzare la rete internet.

Gli oggetti di uso quotidiano si arricchiscono così di funzionalità alla stregua di uno smartphone ed entrano in dialogo tra loro. Questo insieme di tecnologie sta rivoluzionando le nostre abitudini e le nostre esperienze quotidiane, tra cui quelle al volante.

In Italia crescono le PMI, ma non il credito dalle Banche

Anche per le piccole e medie imprese italiane la crisi inizia ad essere alle spalle. Il settore torna a crescere, anche se lentamente, e a guardare al futuro. Rispetto al passato cambiano, però, le principali modalità di finanziamento.

Dopo tanti anni di difficoltà, le PMI tornano a mostrare segni positivi: se tra il 2007 e il 2014 l’Italia ha perso ben il 10% della base produttiva delle piccole e medie imprese, dal 2015 si è osservata una inversione di tendenza: a un aumento del numero di PMI del 3,1% ha fatto seguito, l’anno successivo, un ulteriore aumento del 3,6% (Fonte: Rapporto Cerved PMI 2017). Ma qual è l’identikit di queste imprese e come si finanziano?

Industria 4.0 e sicurezza informatica

Gli incentivi per Industria 4.0 pongono fra le varie condizioni per accedere agli incentivi la connettività remota dei macchinari e dei centri di lavoro.

Ne deriva la necessità di garantire la massima sicurezza informatica per gli impianti interconnessi.

E’ pur vero che molti macchinari saranno acquistati per rinnovare le linee produttive e magari non immediatamente configurati per sfruttare queste caratteristiche di connettività. Certo, però, come per tutte le innovazioni tecnologiche, la nuova complessità può portare le aziende a imboccare scorciatoie nei requisiti che non impattano immediatamente i progetti di innovazione. Prima vittima, in questo, può essere la sicurezza, che rischia appunto di essere trascurata.

Ricordiamo inoltre che chi progetta ed installa macchinari produttivi è un esperto in questo campo, non nel campo IT. Per questo potrebbe facilmente ed involontariamente sottovalutare i rischi connessi alla connettività.

Come migliorare la sicurezza degli impianti Industria 4.0:

  • Il primo consiglio è di verificare che nella redazione dei progetti siano prese in considerazione le esigenze di sicurezza (il passaggio progettuale è obbligatorio, ma la sua qualità e approfondimento sono sempre una decisione dell’azienda).
  • Secondariamente, se l’azienda ha personale IT interno o consulenti qualificati, questi dovrebbero essere coinvolti nella fase di progetto (pur se normalmente queste figure non si occupano del processo produttivo).
  • E’ opportuno effettuare una verifica della sicurezza di tutta l’infrastruttura al termine del progetto, eseguendo un test approfondito con una società specializzata ed autorevole nel mondo dei sistemi industriali.
  • Per ottenere gli incentivi è previsto, oltre ad una soglia di investimento, un professionista esterno che attesti la rispondenza ai criteri industria 4.0. Allo stesso tempo bisognerebbe che nel progetto fossero indicati specifici capitoli dedicati alla sicurezza. Così come ora per legge è prevista una quota del progetto riservata alla sicurezza dei lavoratori, ce ne dovrebbe essere una per la messa in sicurezza delle macchine. Quantomeno oltre una certa soglia di investimento.

Sarebbe fondamentale mantenere gli incentivi anche nel lungo periodo perché strategicamente importanti per il nostro paese.

Ma continuare ad investire sul rinnovamento delle nostre strutture produttive senza procedere di pari passo anche con misure pensate per innalzare i requisiti di sicurezza può compromettere molto del lavoro svolto per innovare processi e prodotti.

Quali competenze digitali sviluppare

La grande sfida innescata dalla rapida innovazione del mondo del lavoro nasce anche dal know-how tecnologico in trasformazione più veloce che mai. Lo conferma un’indagine del 2014 della società di consulenza Deloitte, che ha dimostrato che le competenze digitali diventano obsolete in soli 2,5 anni.

Quali abilità digitali sviluppare?

Si sono identificate 8 competenze digitali fondamentali per l’ambiente di lavoro odierno. Le Aziende che offrono opportunità di crescita mirata in queste aree vedranno guadagni in produttività, impegno e, soprattutto, performance.

Creazione, collaborazione e gestione dei documenti: Essere in grado di creare, formattare e collaborare su documenti digitali con i colleghi di lavoro è la chiave per sbloccare un ambiente di lavoro digitalizzato. In caso contrario, il tempo perso, la comunicazione scadente e gli errori di analisi possono avere un grande impatto sulla redditività e sui risultati aziendali.

Collaborazione e gestione di progetti: La capacità di avviare, lavorare e completare progetti in collaborazione con i colleghi è un’abilità essenziale. Ciò significa essere in grado di navigare nel flusso di lavoro digitalizzato di un’organizzazione ed anche implementare strumenti software di gestione dei progetti.

Focus e gestione dell’attenzione: Nel mondo costantemente connesso, i lavoratori sono bombardati da stimoli provenienti da diversi dispositivi, applicazioni e servizi informativi che richiedono attenzione. Essere in grado di classificare i compiti, gestire il tempo e destreggiarsi tra le distrazioni è essenziale per imparare a definire le priorità e affinare la focalizzazione.

Comunicazione: I lavoratori spendono in media il 28% della loro settimana lavorativa (o più) leggendo e rispondendo alle e-mail. Ciò rende l’uso efficiente delle comunicazioni digitali un must-have. Anche modesti incrementi di efficienza libererebbero risorse considerevoli per altri compiti.

Galateo digitale: A volte indicato come “netiquette”, è la regola della comunicazione online. I collaboratori devono imparare a mantenere una presenza sociale intelligente. Ciò comporta la massimizzazione consapevole e coordianta della messaggistica a proposito del brand, senza compromettere la reputazione dell’azienda.

Ricerca nella ricerca: La conoscenza di come cercare in Internet nella vastità degli archivi digitali è fondamentale per molte applicazioni aziendali. I dipendenti devono essere in grado di cercare rapidamente ed efficacemente dati rilevanti e precisi, distinguendo i fatti dalle informazioni inaffidabili.

Flessibilità delle piattaforme: La capacità di navigare su diversi dispositivi e piattaforme (inclusi smartphone, tablet, laptop e dispositivi indossabili) è ora un’abilità di importanza critica. Il mancato adattamento può causare perdite di tempo, problemi di compatibilità e l’incapacità di sfruttare gli strumenti disponibili.

Sicurezza e privacy: Le violazioni dei dati e della sicurezza dovute a errori umani sono sempre più frequenti nel mondo digitale. I collaboratori devono essere ben consapevoli su come utilizzare le pratiche di salvaguardia specifiche adottate dalla propria azienda.

Ognuna di queste competenze continuerà ad evolversi con l’emergere di nuove tecnologie. Per rimanere all’avanguardia, le Aziende devono diventare sempre più agili, riqualificando i dipendenti sulle nuove competenze man mano che si sviluppano.

La rete 5G può spingere le PMI verso il futuro

Nel 2020 gli oggetti connessi e interconnessi saranno 13 miliardi contro gli attuali 7. Grazie alla tecnologia 5G aumenterà la loro presenza nelle nostre fabbriche e nelle nostre case.
L’Internet of Things (loT) richiede un’elevata velocità nella trasmissione di dati e per raggiungerla, spiegano gli ingegneri del CNR, è necessario uno spettro di frequenza finora mai utilizzato. Ecco allora il 5G, che sfrutta infatti le onde millimetriche; vale a dire onde radio tra 30 e
300 GHz, lo spettro più elevato adottabile con le conoscenze tecnologiche che abbiamo a disposizione.

Questa tecnologia, come molte altre già presenti nelle nostre fabbriche, è pensata per il mondo degli utenti finali, ma impatterà in modo considerevole sull’Industria 4.0.
Il 5G è stato sviluppato per tutte le applicazioni e gli oggetti come macchine, robot e centri di lavoro connessi, appunto, che prevedono un trasferimento di dati anche per adattarsi in modo dinamico alle singole richieste di interazione macchina-macchina e uomo-macchina.
Il vantaggio principale di questa tecnologia consiste nella riduzione dei tempi di risposta delle connessioni, quella che in gergo si definisce latenza: un ritardo al millisecondo con il 5G, contro i 20-30 millisecondi delle tecnologie in uso fino ad oggi.
Se ai non addetti ai lavori queste cifre possono non dire nulla, un esempio può servire a chiarire: anche un millisecondo è fondamentale se un’automobile connessa deve svoltare o frenare evitando di investire un ostacolo…

Enti pubblici ed attori di mercato, tra cui Cisco, Vodafone, Tim, Fastweb, Huawei e Open Fiber stanno lavorando insieme per prepararsi al taglio del nastro per la completa adozione della tecnologia, previsto fra due anni.

La tecnologia 5G è molto importante per la ‘fabbrica del futuro’.
Con il progressivo sviluppo delle architetture di connessione e l’affermarsi di tecnologie che prevedono una costante interazione uomo-“macchina connessa”, avere tempi di latenza inferiori è significativo sia in termini di efficienza che di sicurezza.
Le infrastrutture di trasmissione dati di oggi non sono purtroppo in grado di supportare il traffico dati proveniente da macchine così tecnologicamente avanzate.

Guardando al presente, questa tecnologia può essere davvero il trampolino di lancio verso la digitalizzazione delle PMI.
La Rete 5G permette di gestire più facilmente i dati provenienti dai sensori collocati in qualsiasi tipo di impianto ed offre un vantaggio significativo: non è una tecnologia che viaggia via cavo e quindi non è limitante e disabilitante per quelle aziende che hanno sede in zone dove, per esempio, non è attiva la copertura della banda ultra-larga.

Purtroppo dovremo attendere fino al 2020.

4 lezioni di business dal CEO di Google

Ricevere lezioni di business è sempre prezioso; se poi a elargirle è Eric Schmidt, CEO di Google dal 2001 al 2011 e con un passato in Apple, non si può che prestare la massima attenzione. Durante un’intervista rilasciata a The Economic Times, l’imprenditore ha ripercorso quelle che a suo avviso sono state le lezioni più importanti imparate nel corso della sua carriera all’interno di alcune delle più grandi e importanti aziende al mondo. Ecco i suoi 5 principali consigli:

1. Abbi il coraggio di farti avanti (e di fare domande)

Alla fine di uno speech di fronte a un gruppo di fondatori di startup in ambito tecnico, Schmidt si fermò a domandare se ci fossero domande. Di fronte al silenzio della sala, affermò: “Siete imprenditori e tecnici, dovreste avere il coraggio di alzarvi e fare domande!”. Impossibile ricoprire questi ruoli senza il coraggio di interrogare e interrogarsi ad alta voce, per indagare il mondo così com’è e per provare a cambiarlo. Senza il coraggio di fare domande, non esiste innovazione e senza il coraggio di far sentire la propria voce non esiste impresa.

 

2. DNROOC: Do Not Run Out Of Cash

Se la prima lezione è quasi filosofica, la seconda è profondamente pragmatica: Mai rimanere a corto di soldi. Soprattutto per le imprese nascenti, è facile perdere di vista il bilancio o non guardare alla scarsa liquidità per troppo ottimismo. Produrre reddito, sottolinea Schmidt all’interno del libro “How Google Works”, è l’unico modo per assicurarsi sufficiente sicurezza da poter affrontare grandi sfide, senza il rischio di dipendere in toto dal loro successo.

 

3. Investi sulla tecnologia

Il mondo è sempre più piccolo e più veloce: investire nelle nuove tecnologie come il Cloud, l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things in modo scalabile è fondamentale per poter far crescere oggi un’azienda e mantenerla competitiva sul mercato. Schmidt si è spinto oltre, azzardando delle previsioni: secondo l’ex CEO di Google, investire sulla user experience per mobile sarà cruciale per i prossimi cinque anni, mentre affinché Intelligenza Artificiale e Machine Learning richiedono altri 15 o 20 anni prima di raggiungere il proprio picco.
 

4. Riconosci e impara dai tuoi errori

Ripercorrendo la propria carriera, Schmidt non ha fatto mistero degli errori compiuti da lui e dall’azienda durante il periodo di sua presenza. Riconoscerli, ha ammesso, è l’unico modo per poter imparare da essi. In particolare, l’ex CEO Google ha fatto riferimento a Google+, il tentativo fallito del colosso digitale di entrare nel mondo dei social network. Incapace di fornire agli utenti uno spazio attraverso il quale esprimere la propria identità, il social non è stato in grado di competere con Facebook, Instagram e gli altri canali sorti in questi anni.

Tentare e, talvolta, sbagliare è parte stessa del mestiere dell’imprenditore: un percorso monco, però, se non si analizzano i fallimenti e non si individuano le cause che hanno portato sulla strada sbagliata. Soltanto in questo modo è possibile ritrovare la giusta rotta.

Amazon Business, uno strumento ricco di potenzialità per le PMI

Lo scorso giugno il Markeplace più conosciuto al mondo ha lanciato in Italia e Spagna una nuova piattaforma d’acquisto dedicata alle PMI, ovvero Amazon Business. In effetti, i vantaggi che il sistema mette a disposizione sono molteplici, a partire dalla totale personalizzazione delle funzioni del proprio negozio virtuale senza costi aggiuntivi fino al raggiungimento di un potenziale parco clienti internazionale, ai quali viene data la possibilità di acquistare un infinito numero di prodotti a un prezzo concorrenziale e di usufruire della consegna a domicilio su tutto il territorio nazionale.

Tra le funzionalità aggiunte che hanno suscitato maggior interesse da parte degli utenti con PMI ci sono la possibilità di condividere l’account con altre persone, impostare un tetto massimo di spesa e la messa a disposizione di tool per l’analisi del tipo di acquisto effettuato. Il cliente, tramite la compilazione di un form, viene poi invitato a indicare le proprie preferenze in termini di prodotti acquistabili consentendo al sistema di mostrare se un determinato articolo che si è ricercato sia in linea o meno con le esigenze dell’utente.

In seguito al lancio, il Merchant Services Manager di Amazon ha dichiarato che in questi primi tre mesi di attività le aspettative di risultato che il gruppo si era prefissato sono state raggiunte, a dimostrazione che l’operazione ha suscitato interesse sia da parte dei venditori sia da parte dei clienti.

Ma quali sono i reali vantaggi per i rivenditori?

Qualunque rivenditore può aprire una vetrina virtuale sul Marketplace di Amazon Business che gli permette di offrire i propri prodotti a tutte le aziende utenti. Si tratta fondamentalmente della possibilità di espandere il proprio giro di affari a livello europeo, considerando che Amazon Business coinvolge cinque mercati: italiano, francese, spagnolo, tedesco e britannico.

Oltre a tale opportunità i rivenditori si trovano a disposizione altri strumenti che facilitano il loro business, come soluzioni per stilare dei report personalizzati per l’analisi degli acquisti ed emissione automatica della fattura, da cui deriva la possibilità di poter accedere in ogni momento a uno storico delle transazioni. Il vantaggio interessa anche le imprese clienti, che possono conseguentemente creare un archivio degli acquisti per tenere traccia delle operazioni eseguite.

Questo aggiornamento delle fasi di fatturazione è stato poi fondamentale per la semplificazione dei processi di vendita: se prima infatti i rivenditori dovevano generare personalmente la fattura ed inviarla poi al cliente tramite i sistemi di Amazon, ora questo processo viene eseguito automaticamente dal sistema.

Il sistema di fatturazione non è ancora stato ottimizzato per la fatturazione elettronica, obbligo che entrerà in vigore il prossimo anno, ma i vertici dell’azienda confermano che è in atto un processo di aggiornamento del portale per l’adeguamento alla normativa.

Di fronte ad Amazon Business diviene sempre più chiaro come sia riduttivo guardare al Marketplace virtuale come a un concorrente diretto delle PMI: se considerarlo come un avversario da combattere porta ormai inevitabilmente alla sconfitta, considerarlo come uno strumento potente da sfruttare per ampliare i confini della propria attività si rivela sempre più una scelta vincente.