Il caso Alibaba: è l’ecommerce il futuro dell’economia?

Piattaforme come Alibaba sono il futuro dell’economia: se ad affermarlo è un Premio Nobel, Michael Spence, non possiamo che credergli. Molto più di un semplice ecommerce, Alibaba è una piattaforma all’interno della quale produttori, rivenditori e logistica sono connessi. Il colosso cinese ha inoltre sviluppato Alipay, una società di pagamenti che promette di trasformare il mercato eliminando la necessità di denaro contante. In Cina, già oggi, il 90% dei pagamenti viene effettuato tramite smartphone, afferma il Premio Nobel.

Proprio il sistema di pagamenti digitali rende la piattaforma Alibaba qualcosa di molto più complesso di concorrenti come Amazon: “è un vero e proprio ecosistema – spiega Spence – in grado di dare agli imprenditori ogni genere di opportunità, perché consente loro di sperimentare qualsiasi tipo di business model”. Alibaba non è nato come competitor delle piccole e medie imprese, ma come strumento per rendere i mercati più accessibili: questa visione, pur su scala molto più ampia, è ancora radicata. Alibaba si pone come ecosistema, non come possessore di tutti i business che avvengono al suo interno.

Di certo, il modello per ora lascia ben sperare: solo nel 2017, Alibaba ha creato oltre 36 milioni di posti di lavoro. Questa straordinaria crescita è stata ottenuta sfruttando le potenzialità del digitale per creare molto più di nuovi strumenti: Alibaba è un nuovo modo di intendere il mercato. Le potenzialità e i rischi di questo sviluppo sono ben chiare al suo fondatore, Jack Ma, che nel corso del World Economic Forum tenutosi a Davos ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale, i Big Data, sono una minaccia per gli esseri umani. I robot uccideranno un sacco di posti di lavoro, perché in futuro queste mansioni verranno svolte dalle macchine”. Una risposta positiva a questo rischio, afferma Ma, esiste: “L’unica soluzione è cambiare il modo in cui educhiamo i nostri ragazzi, insegnando loro non a competere con le macchine ma a sviluppare la loro creatività”.

Sfruttare la tecnologia per creare opportunità anziché pericoli, afferma il fondatore di Alibaba, è un dovere etico di chi, come lui, è alla guida di multinazionali che stanno cambiando il mondo: “Io credo che l’intelligenza artificiale dovrebbe supportare gli esseri umani. La tecnologia dovrebbe sempre fare qualcosa per potenziare le capacità della gente, non diminuirle”.

Se ancora c’è chi considera l’ecommerce come un concorrente diretto dei negozi fisici, sempre più imprese non hanno dubbi: colossi come Alibaba sono destinati a crescere e non possono venire ignorati o relegati alla definizione di competitor. Occorre piuttosto prendere atto di un sistema che sta cambiando e cercare il modo per ricavarsi uno spazio all’interno di esso.

Francesco Smorgoni

Fondatore di Puntoexe, imprenditore ad Impatto7, creatore del primo metodo in 6 fasi per la semplificazione delle attività dell'Impresa. Speaker e Podcaster

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Alessio - Maggio 10, 2018

Articolo molto interessante. Penso che effettivamente player come Alibaba, Amazon e i marketplace non si possano ignorare e si debba cercare il modo per ricavarsi uno spazio. Tuttavia penso che sarà necessaria un intervento legislativo (a livello nazionale o europeo) per la salvaguardia di logiche di sistema. Voglio dire, inutile salutare con plauso l’apertura di un nuovo hub di Amazon in Italia che avrà mille dipendenti, se a cascata provocherà più o meno direttamente la chiusura di negozi fisici sul territorio per due-tre-quattro mila disoccupati. A maggior ragione se marketplace agisce in regime fiscale agevolato. Aver lasciato (e continuare a lasciare) troppo spazio a questi colossi mi sembra una scelta poco lungimirante per le future generazioni.

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    Francesco Smorgoni
    Francesco Smorgoni - Maggio 15, 2018

    Grazie per il commento, Alessio.
    Credo che molto del dibattito sui colossi della vendita online e relativa distribuzione dovrebbe fare perno sui regimi fiscali dei quali godono. Un pò come quando si discuteva dell’invasione dei prodotti cinesi che sfruttavano un dumping sociale intollerabile.
    Dal punto di vista dell’efficienza pura, penso si tratti di una opportunità per i consumatori e per chi vuole proporre i propri prodotti attraverso quei canali.
    La nostra distribuzione, storicamente frammentata per 1000 ragioni, è particolarmente vulnerabile alla concorrenza di chi può proporre economie di scala impensabili per quasi tutti. Ma il negozio all’angolo DEVE imparare a differenziarsi ed a proporre un valore diverso, che i super-big non possono proporre. Altrimenti se non chiuderà oggi a causa di Amazon lo farà domani per via di un più grande supermercato di quartiere.
    A mio parere serve un salto di qualità del mondo retail verso forme della propria attività più…”imprenditoriali”.

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