Progetti: iniziare, senza finire

Siamo ossessionati dall’idea di iniziare cose nuove. Potrei tenere un master sull’argomento 🙂

Sembra che come esseri umani siamo naturalmente condizionati ad iniziare nuovi progetti. Eppure ci manca la perseveranza per portarli a compimento. Ci godiamo il brivido di nuovi inizi, ma ci stanchiamo rapidamente del lavoro da svolgere per raggiungere i risultati.

Perché quando i livelli dello sforzo richiesto aumentano, la nostra risposta predefinita è -smettere-? 

Probabilmente anche perché non sfruttiamo le tecniche che possono essere utilizzate per sostenere l’energia e l’entusiasmo, non abbiamo l’esperienza e non godiamo del rafforzamento dell’euforia che deriva dal “procedere”. 

È come correre sulle lunghe distanze. La prima volta che ci colpisce la fatica è facile arrendersi e fermarsi. Col tempo, anche se la fatica è ancora lì, si diventa più abili a spingersi attraverso di essa.

Ignorare i nostri compiti incompiuti, come ignorare un debito accumulatosi, è una strategia di elusione che porta solo problemi (e fallimenti).

Quando sei un principiante (o un entusiasta a prescindere, come me), è molto facile rimanere coinvolti in una lista infinita di progetti. 

Ma come si esce dal ciclo? 

La chiave è la consapevolezza.

Quattro motivi per cui non terminiamo i progetti avviati
​ ​I progetti diventano “stantii”
Con il tempo è facile per le grandi idee… perdersi, diventare irrilevanti o inutili. Il modo migliore per contrastare questo fenomeno è quello di completare immediatamente i compiti o di evitare quei progetti che hanno una deadline troppo breve. 

Ciò è particolarmente importante se si stanno portando avanti tasks legati ad un progetto e se me vuole valutare uno nuovo o aggiuntivo. È necessario essere molto attenti alle proprie risorse; un passo sbagliato, e si rischia di bruciare attenzione o perdere interesse.

Si perde l’entusiasmo

Uno dei motivi per cui si avviano progetti o attività nuove, è spesso legato al sopraggiungere delle emozioni positive che si accompagnano alle novità. 

Nel corso del tempo, questi momenti “di grazia” svaniscono e si smette di provarci, di lavorare duramente. 

Queste emozioni, e le decisioni avventate che li accompagnano, talvolta lasciano un altro residuo: il senso di colpa per il fallimento.

Per riaccendere l’entusiasmo dovremmo ricordarci di cosa ci aveva spinto e galvanizzato la prima volta, associare il nostro progetto a quell’eccitazione ed ai risultati che ipotizzavamo.

Non si è focalizzati ed impegnati sul risultato desiderato

Semplicemente, coloro che vogliono davvero raggiungere il loro obiettivo finiranno inevitabilmente più vicini ad esso di coloro che non sono impegnati per il proprio traguardo. La mancanza di un chiaro desiderio per il traguardo finale ci allontanerà dalla destinazione, o almeno ci sottrarrà energie per continuare a spingere verso di essa…..

Se stiamo svolgendo un compito senza un risultato chiaro e desiderato stampato nella nostra mente, ci concentreremo rapidamente solo sull’attività contingente. Un risultato finale chiaro ci garantirà di rimanere concentrati non solo su quello che stiamo facendo, ma su dove stiamo andando.

Senza questa attenzione, soffriremo lo troppo sforzo che stiamo facendo, o verremo distratti da qualcos’altro più… nuovo.

Ci si lascia prendere dal desiderio malsano di perfezione

Siamo avvolti ogni giorno da visioni irrealistiche di perfezione. 

E naturale lottare per la perfezione, per migliorarsi, ma diventa tutto malsano quando questo ci impedisce di condividere e godere i frutti del lavoro quotidiano. Probabilmente ognuno ha una paura intrinseca di fallimento che ci rende riluttanti a sperimentare e velocissimi nel passare oltre ogni cosa. Per questo è sicuramente necessario riconoscere la paura, riconoscerla e accettarla. 

In ambito lavorativo, evitare o soccombere alla paura è un veleno per la nostra produttività e creatività. Non è né razionale né ovvio, ma è letale 🙂

Come sconfiggerla? Il modo migliore per farlo è quello di esporsi.

Mostriamo i progressi del nostro lavoro ai colleghi; chiediamo qualche feedback e abituiamoli a considerare che il nostro lavoro potrà essere perfettibile.

Perfettibile perché ci stiamo lavorando con passione.

Sfondare il muro

Esattamente come per superare il muro della fatica per chi si allena correndo, la soluzione per questi problemi è la consapevolezza. 

Con il tempo impareremo a riconoscere i segnali di avvertimento che avvisano del pericolo di lasciare incompiuto un altro progetto.

Per ogni segnale, una contromisura!

Francesco Smorgoni

Fondatore di Puntoexe, imprenditore ad Impatto7, creatore del primo metodo in 6 fasi per la semplificazione delle attività dell'Impresa. Speaker e Podcaster

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